La voce delle immagini

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L’anno pari è per Venezia ‘tempo garantito’ per i suoi eventi artistici: in concomitanza con l’avvio della Rassegna del Cinema e della Biennale d’Architettura s’inaugurano mostre di rilievo internazionale come quella ospitata a Palazzo Grassi. Da alcuni anni l’edificio posto in campo San Samuele, ha riaperto al pubblico dopo il restauro condotto dall’architetto giapponese Tadao Ando; il collezionista francese François Pinault, magnate dell’industria automobilistica, aveva acquistato l’immobile destinandolo ad accogliere la sua grandiosa raccolta privata d’arte moderna e contemporanea.

Non è facile a prima vista percepire i cambiamenti che la struttura ha subito, perché non potevano certamente esser mutati gli impianti generali e la disposizione ambientale, ma, superato il primo contatto con il cortile, l’idea del maestro (autodidatta) incomincia a dipanarsi ed acquistare valore. Privato dei ritocchi con i quali nel 1985 Gae Aulenti aveva dato il via al centro delle esposizioni volute da Gianni Agnelli, ora l’interno del palazzo si presenta nella sua realtà storica che si manifesta più chiaramente nei soffitti e nelle decorazioni che traspaiono qua e là tra le opere d’arte: profondi squarci di luce illuminano il percorso, interpretato come una grande forma geometrica minimalistica ottenuta con il vuoto. Negli spazi rinnovati, dietro pesanti tende grigie, si snoda “La voce delle immagini” mostra curata da Caroline Bourgeois, composta d’installazioni, proiezioni, opere sonore sistemate sia a piano terra che al piano nobile: una collezione di respiro internazionale che comunica la storia delle immagini in movimento. L’esposizione offre ai visitatori un percorso che fluttua tra la drammaticità e l’inquietudine, l’ironia e la leggerezza; le strutture più voluminose sono sistemate nelle superfici aperte mentre i filmati, bisognosi di buio completo sono posti in spazi chiusi ed oscurati. Il corpus della mostra è costituito dalle opere di ventisette artisti provenienti da tutto il mondo come il pioniere Bill Viola, statunitense, con il suo Hall of Whispers in bianco e nero che diffonde eventi inspiegabili e ansiosi mentre Bruce Nauman - il cui For Beginners è esposto per la prima volta in Europa - con una voce fuori campo, stimola l’apprendimento dei numeri attraverso il movimento delle dita. Tra una tenda e l’altra s’incontra il filmato dell’algerino Adel Abdessemed: narra di un suonatore di flauto, un musulmano sfinito dalla lunghezza della ripresa e dall’insolito look – è completamente nudo e non certo dal fisico attraente - La mostra continua tra bandiere sostituite da ulivi, getti d’acqua tagliati con le forbici da un bambino, ponti crollati e dormitori d’operai cinesi. Questi video rappresentano una parte essenziale della creazione artistica contemporanea: dilatano gli ideali modificando i riferimenti quotidiani dai quali emergono miseria, angoscia, ansia, solitudine, ma anche humour e curiosità. Comunicano anche la necessità di legami con le questioni politiche e sociali contemporanee, ma non sempre in modo univoco Michela Sala