Robert Capa in Italia - 1943/1944

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Questo percorso espositivodedicato a Robert Capa riguarda il suo viaggio in Italia effettuato tra il 1943 e il ’44; è curato da Beatrix Lengyel e composto da un’ottantina di immagini in bianco e nero che riportano gli anni finali della Seconda Guerra Mondiale.

Sono le fotografie scattate dal grande fotoreporter di guerra che ha passato la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia affrontando lunghe trasferte nelle zone di combattimento. In quegli anni era al seguito delle truppe americane che da Palermo risalivano verso Montecassino. Si tratta di una carrellata dal sapore vagamente vintage che permette di avvicinarsi al fotografo che fu uno dei fondatori - e anima - dell’agenzia Magnum. La sua fama è indissolubilmente legata ai fatti militari: ha infatti, seguito da vicino i maggiori conflitti mondiali fino all’ultimo giorno della sua vita quando, calpestando una mina durante le guerre d’indipendenza indocinesi, ha posto termine al suo eccezionale dinamismo.

 

La storia di Endre Friedmann (il vero nome di R. Capa - Budapest 1913 - Thái Binh, Vietnam 1954), giovane ebreo di sinistra con idee rivoluzionarie, narra dell'abbandono forzato dell'Ungheria quando è ancora molto giovane e dei trasferimenti, prima a Berlino e poi nel '33 a Parigi, dove incontra Gerda Pohorylle – che poi prese lo pseudonimo di Taro sua compagna fino alla fine - e dove può, finalmente, lavorare. Stimolati dalla necessità d'introiti Endre e Gerda inventano l'esistenza di un affascinante e affermato giornalista americano di nome ‘Robert Capa’, senza immaginare di dare corpo a quello che sarebbe diventato uno dei più grandi fotoreporter di tutti i tempi. Quando, nel mese di luglio del 1936 scoppia la guerra civile in Spagna, Taro e Capa raggiungono Barcellona e l'opportunità di fotografare un combattimento si rivela un'occasione imperdibile per la coppia. Lavorano fianco a fianco, spesso riprendendo le stesse scene. Le immagini di quel periodo sono facilmente identificabili perché usano macchine con negativi di diverso formato: Taro usa il medio formato quadrato della Rollei, mentre Capa predilige il nuovo formato rettangolare della Leica. Ma il sodalizio sarà breve poiché Taro nell’anno successivo perde la vita mentre sta seguendo i combattimenti a pochi chilometri da Madrid. Capa da quel momento continuerà da solo a fotografare i maggiori conflitti mondiali: la guerra sino-giapponese del ’38-‘39, la Seconda Guerra Mondiale, quella arabo-israeliana del 1948 e la guerra d’indipendenza indocinese.

Questa mostra, aperta allo Spazio Oberdan di Milano e che si concluderà il 26 aprile prossimo, fa partecipe il visitatore della situazione reale del momento storico

attraverso l’obiettivo della macchina di Capa che segue le truppe nello sbarco degli Alleati in Italia e durante la risalita fino ad Anzio. L’esposizione si snoda attraverso immagini di gente popolare, macerie di paesini, soldati stanchi e civili angosciati, rivelando sensibilità oltre a solidarietà e speranza, ma anche mancanza di qualsiasi senso di sconcerto nell’inquadrare la distruzione provocata. E’ un viaggio fotografico tra militari e civili immersi nelle rovine; si assiste all’accoglienza festosa organizzata a Palermo dopo la resa, alla distruzione della posta a Napoli, ai funerali delle vittime di una scuola distrutta e alla fuga dai dintorni di Montecassino dove infuriano i combattimenti.

Robert Capa, considerato il padre del fotogiornalismo, ha ripetuto più volte che “ se le fotografie non sono all'altezza, non si era abbastanza vicino”, convinzione che l’ha portato a rischiare e perdere la vita 

Michela Sala

Image: In coda per l'acqua in una via di Napoli ottobre 1943

Photograph by Robert Capa©International Center of Photography/Magnum-Collection of Hungarian National Museum