Giuseppe Pellizza da Volpedo e Il Quarto Stato - Museo del Novecento

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Quando due anni fa scrivevo dell’inaugurazione del nuovo Museo del Novecento di Milano, una frase era rimasta tra i tasti del computer:‘ la splendida tela del Quarto Stato merita più ampio credito’ Dopo la sua permanenza alla Galleria d’Arte Moderna aveva finalmente trovato la sua sistemazione definitiva ed era stata collocata in uno spazio tutto per lei, ma la luce era scarsa, proprio accanto agli ascensori sembrava chiusa in una cassetta e poi con quel vetro protettivo davanti che riverberava!

Finalmente ora, alla fine del 2013, le sono dedicate le legittime attenzioni: a piano terra, nella grande sala dello spazio mostre, ha ricevuto un’ottima sistemazione insieme alla sua storia che svela la lunga genesi della realizzazione di una delle più importanti opere del Novecento.

Attraverso un percorso di circa trenta pezzi tra schizzi, disegni e dipinti è messa a fuoco la complessità dei valori e dei significati del quadro simbolo del XX secolo.

L’interessante raccolta ha inizio dalla radiografia a grandezza naturale esposta nell’atrio del museo, che permette di leggere l’impianto preparatorio sotto la pelle colorata. E’ così possibile ricostruire la lunga e meditata vicenda creativa e giungere ad una lettura approfondita dei suoi significati.

Dopo aver frequentato importanti accademie italiane Giuseppe Pellizza aveva fatto la scelta di vivere e lavorare nel suo paese e, in segno d’attaccamento alla terra, di aggiungere alla firma ‘da Volpedo’ Figlio di un benestante piccolo proprietario terriero, Giuseppe Pellizza (Volpedo1868 – Volpedo1907) vive e opera in un luogo solitario, ma non è estraneo al dibattito artistico e culturale dell’epoca convinto della necessità di confrontarsi con i temi sociali e politici, in modo particolare con le proteste popolari e lo sciopero.

I primi bozzetti affrontano il tema finale già in una tela del 1892 dal titolo Ambasciatori della fame. E’ risolta con colori luminosi stesi a larghe pennellate, ambientata nella piazza del suo paese davanti a Palazzo Malaspina che sta a simboleggiare il potere signorile: in primo piano compare un gruppo di lavoratori che avanza guidato da due rappresentanti e un ragazzo più giovane.

Nel 1895, in un nuovo progetto Pel lizza, elimina il punto di vista dall’alto per una resa più diretta e frontale; le numerose figure d’artigiani e contadini avanzano sempre guidati da due capi, ma questa volta affiancati da una donna con un bimbo tra le braccia. Sempre nel medesimo anno il bozzetto diviene una tela di grandi dimensioni che prende il titolo di Fiumana e, puntando sulla diffusione del messaggio, si rivolge a tutti lavoratori paragonandoli ad un fiume in piena che avanza. L’impianto della scena è curato particolarmente nelle figure retrostanti ponendo l’accento sulla forza e la dignità dei lavoratori. Qualche anno dopo, Pellizza decide di affrontare ancora questo tema su una superficie però ancora più grande e a questo dipinto lavora assiduamente fino al 1901 quando decide di intitolarla Il Quarto Stato.

 

Nella radiografia, in scala 1:1, si può notare come l’impianto del paesaggio e diverse figure siano ancora simili a Fiumana, ma sia mascherata l’architettura di fondo e diminuito il numero delle figure che conquistano terreno in una calda luce solare, simbolo dalla fiducia che il cammino dei lavoratori avrebbe condotto ad un futuro migliore.

Negli anni in cui Signac e Seraut ‘punteggiano’ anche in Italia i pittori si confrontano in maniera del tutto originale con l'uso disgiunto dei colori complementari. I puntini e le barrette colorate dei francesi diventano filamenti frastagliati che invece di accostarsi spesso si sovrappongono. Ciò che è veramente diverso e che differenzia il movimento del Divisionismo da quello francese è lo spirito della nuova tecnica pittorica fatto di luce e colore che aiuta l’indole degli italiani a rappresentare i sentimenti e le emozioni, la trascendenza, il simbolismo e l'ideologia anche politica.

Michela Sala